Gli algoritmi: risolutori di problemi o veri problemi?

Gli algoritmi: risolutori di problemi o veri problemi?

La vita cambia, gli algoritmi pure: nessuno è escluso, neppure il Ticino

L’origine del termine “algoritmo” è molto antica, si pensi che già nel IX secolo D.C. si fa riferimento a questo termine definendolo come “il procedimento che risolve un determinato problema attraverso un numero finito di passi elementari, chiari e non ambigui, in un tempo ritenuto ragionevole” (Fonte: Wikipedia). Oggi il termine algoritmo assume in campo informatico un significato molto più specifico e, in un certo senso, perfino nuovo, e le idee di semplicità, ordine e organizzazione non devono più essere legate al procedimento in quanto tale, ma alla volontà d’influenzare, di darci dei buoni suggerimenti, di semplificarci i percorsi decisionali della nostra vita (ormai intesa a 360°).

L’algoritmo come amico

Nascono così gli algoritmi di Google (i più noti e famosi), ma anche quelli di Netflix, Amazon, Facebook e tanti altri ancora, ossia veri e propri programmi informatici, amici (perché utili), nemici (perché sempre più complessi) di chiunque voglia affrontare l’argomento SEO, capaci di analizzare le pagine in internet e di stabilire in quale ordine debbano apparire i risultati nel web, orientando così le nostre scelte.

Quindi: state cercando una web-agency vicino a Lugano? Google, tramite i suoi algoritmi, in poco più del tempo di uno sbattere di ciglia, vi indicherà i siti web delle agenzie specializzate in creazione di siti, webmarketing, gestione dei social media, siti e-commerce, creazione di applicazioni e così via. State per concedervi una vacanza in Ticino? Con un semplice click saprete tutto su alberghi, hotel, ristoranti, punti d’interesse, etc.

L’informazione diventa semplice, immediata, alla portata di tutti coloro che abbiano uno smartphone, un tablet o un computer, il sapere è universale, se si ha voglia di leggere su un monitor o su uno schermo dalle ridotte dimensioni. Sembra tutto così bello ma …

Algoritmo sei un nemico?

… Ma è davvero tutto così bello? Da un lato è innegabile il risparmio di tempo e di risorse che il loro utilizzo ci permette di avere, come pure indiscutibile è la possibilità e la comodità di poter avere a portata di mano centinaia, se non addirittura migliaia, di risultati che possono essere confrontati fra di loro agevolmente, indicandoci quali potrebbero essere le “strade” (non solo in senso reale ma anche figurato) migliori da intraprendere.

Dall’altro lato si deve pensare che precisi programmi informatici sono capaci, in qualche modo, di “leggere e capire” che cosa vogliamo, che cosa stiamo cercando, e sono pronti a darci i loro suggerimenti, influenzando in maniera precisa le nostre scelte. Infatti, gli stessi algoritmi, utilizzando per esempio la geolocalizzazione, sono capaci di capire se scriviamo dal centro di una grande città o da un sobborgo, sono in grado di analizzare il nostro sistema operativo e di ritenerci più abbienti se utilizziamo un sistema iOs di Apple piuttosto che un sistema Android, e in base a queste valutazioni ci proporranno prodotti diversi o fasce di prezzo diverse, anche per lo stesso prodotto.

Algoritmo? Preferisco:”Cogito, ergo, sum”

Insomma … gli algoritmi ci stanno togliendo l’opportunità di cercare in autonomia, di leggere, di confrontare, ci danno come riferimento le esperienze degli altri utenti, facendoci dimenticare le nostre, vogliono sapere tutto di noi monitorando solo quello che scriviamo su una tastiera, suggeriscono incessantemente, facendoci dimenticare che il confronto con una persona “in carne e ossa” non solo può essere estremamente produttivo, ma anche piacevolmente umano.

Forse dovremmo imparare a riconoscere gli algoritmi, non come un amico che ci semplifica la vita, ma come una nuova e travolgente forma di business.

 

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